Avrei voluto avere la serenità delle mamme al secondo figlio.
Quella serenità che ti permette di fare tutto con estrema facilità mista a indifferenza quanto basta.

Di quella indifferenza positiva. Della serie “voi pensate quello che volete tanto io so perfettamente cosa faccio, dove vado e dove andremo“.

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E invece quella serenità la acquisisci (almeno io) con il tempo, con le lacrime e con la rabbia. Una rabbia non sana che fa scattate perenni confronti sulla scia de “il suo mangia più del mio… Il suo dorme più del mio… Il suo ha già 15 dentini e il mio manco uno per ora”.

Avrei voluto quella serenità che ho acquisito con il passare dei mesi per regalarmi una serata di coppia, in coppia o un aperitivo con le amiche, in quei primi mesi… E invece ci è voluto il tempo… Maledetto tempo!

Avrei voluto quella serenità per cui riesci a dire al mondo di farsi i fatti propri, mentre in quei primi mesi non riuscivo a dire niente a nessuno… Nemmeno a me stessa.

Avrei semplicemente voluto essere serena. Di quella serenità che un figlio sa regalare, di quella che ti lascia in bilico tra passato e futuro, ma perfettamente piantata nel tuo presente.

Quasi 3 anni dopo vi parlo serenamente dei primi mesi difficili, di una serenità agognata e forse mai trovata, ma che improvvisamente si è tramutata in pura felicità.

Perché la serenità per una mamma in quei primi mesi vale molto più della felicità che invece dura un attimo. Si ha bisogno di essere serene per affrontare questa nuova sfida, perché la depressione, senza serenità si manifesta e quasi tre anni dopo posso dirlo con certezza.

Siate serene! Fidatevi, è una bella sensazione.fff