Nel post precedente ho cercato di capire per me stesso e di condividere apertamente che cosa avesse significato diventare padre. Un breve exursus dai primi momenti, dalle sensazioni e dalle esperienze vissute in questi anni. Il diventare alla fine si è rivelato una specie di atto creativo: la nuova condizione ti plasma, ti orienta, ti destabilizza e ti arricchisce. Tutto in un vortice complesso di esperienze nuove che i figli imprimono nel mio tempo.

Per me è così. Nel senso che faccio una gran fatica a scorgere la fine del diventare, in modo che mi possa finalmente qualificare come “ un padre fatto e finito”. E allo stesso tempo mi accorgo che “essere padre”  significa in fondo diventarlo giorno dopo giorno, il diventare senza fine. Questo processo alterna fasi complicate, scoperte sorprendenti, approcci disastrosi, tentativi falliti e riusciti. Emozioni e scelte. Attenzioni, timori e preoccupazioni, ma anche un sacco di risate. Di situazioni buffe che solo i bambini ti possono regalare. O che mi costringono a generare.
E’ questo lato che voglio rievocare perché per me rappresenta molto ed è un valore aggiunto di questa esperienza. 
Sì perché il lato divertente c’è, eccome. Sono davvero tante le situazioni in cui i bambini riescono a strapparti una risata, a restituirti il buon umore! (… ne ho parlato in generale anche in uno dei miei primi post).
In più c’è pure una base socio filosofica a supportare il tutto: sorridere, scherzare con i figli fa bene alla salute… e a me piacerebbe campare ancora per un bel po’
Ma torniamo all’esperienza. Situazioni buffe e divertenti. A volte inavvertitamente causate dai bambini stessi, oppure frutto di una certa dose di inesperienza o goffaggine di genitori alle prime armi. Ne sono uno specialista!
E poi le frasi, le espressioni, le trovate. Ogni giorno c’è una piccola perla.
Ma veniamo a qualche esempio emblematico.
Parto con un episodio significativo.
Filippo con le colichette da stitichezza … in qualche maniera si doveva favorirne l’evacuazione, per il suo bene e per il nostro. Una sera prendo coraggio e applico il metodo del “prezzemolino”. Uso comunque una cannula pediatrica che aiuta l’aria a defluire … e dopo l’aria il resto. Bea ha 2 anni. È curiosa. Si avvicina al fasciatoio e vuole a tutti i costi guardare. La metto in guardia del pericolo che corre. Ma non molla, vuole osservare. L’operazione mi vede concentrato e pare funzioni … le puzzette si susseguono a ritmo incalzante. Il volto di Filippo mostra una certa soddisfazione. Bea osserva. E’ attenta e divertita. Ad un certo punto la situazione precipita: il volto di Filippo diventa paonazzo (sta spingendo) … l’ineluttabile si materializza. Pochi secondi ed ecco l’eruzione, tanto agognata, quanto improvvisa e violenta. Bea non fa in tempo a rendersene conto e viene travolta … il mento, il collo, il maglioncino a righe colorate: tutto gronda di cacca. Da una parte un sorriso liberatorio appare sul volto di Filippo, dall’altra un pianto disgustato: quello di Bea. Io in mezzo. Mi trattengo e cerco di pulire rapidamente Bea… ma dentro sto ridendo come un matto! Evviva il “prezzemolino”!
Mi rendo conto che potrei scrivere mezzo libro e non un post… quasi quasi ci penso.
Mi limito allora a riportare alcune “frasi famose” dei miei bambini, quelle “strappa sorriso”.
“Papà… oggi abbiamo festeggiato la Bifania… vero?” (Bea) … direi una crasi ben riuscita!
Mamma a Bea: “Beatrice, quanto mi vuoi bene?”, “Mamma, un mondo, anzi no un’università!…”.
Bea nel pieno periodo dei neologismi: “Papà sai biciclettare?”, “Non riesco a inforchettare..”, “Attovagliamo che è ora di cena?”.
Siamo a cena io e Filippo da soli, improvvisamente esclama: “Papà, in casa comandi tu!”. “Bravo – rispondo – e tu ubbidisci, vero?”. “No, io gioco!”
 Bea: “Papà perchè non smetti di fumare?” … “Hai ragione, però facciamo un patto: io smetto di fumare quando tu smetti di fare i capricci.” “Ma papà, fumare fa male, i capricci no!”
Mia moglie s’era presa un impegno: ogni giorno insegnare un vocabolo nuovo a Beatrice. Picchiava pesante con termini tipo “asperrimo”, “smeriglio” ecc. Bea ad un certo punto le ha detto”Basta mamma! il mio Cabolario è pieno!”. W la sincerità!
Filippo dalla pediatra: “Papà, tu e Bea entrate prima, poi entro io e dico che sto benissimo!”.
Mi fermo e sorrido. Rileggo e sorrido. Fa pure bene alla salute!
Essere padre è “tanta roba”, tornerò di certo su altri temi più seri e, forse più importanti. Ma mi piaceva ripartire da qui.